Accettazione come cambiamento

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Accettazione come cambiamento

La maggior parte degli scritti sulla psicoterapia sottolineano l’obiettivo del cambiamento: modificare il comportamento, l’umore, le abitudini difensive, le preoccupazioni evolutive di una persona e così via. Un aspetto della psicoterapia sottolineato meno di frequente è l’adattamento a quelle caratteristiche della vita che non possono essere modificate, incluso lo sviluppo di strategie atte a compensare realtà immodificabili (McWilliams, 1999). Tale processo implica il superamento del diniego, l’elaborazione di un processo di lutto e di strategie di coping più efficaci nonché la sostituzione di credenze patogene con spiegazioni realistiche. Naturalmente questo è di per sé un cambiamento profondo.

Lo scenario peggiore: dall’intollerabile al sopportabile

Albert Ellis guidava i suoi pazienti ad ipotizzare lo scenario peggiore relativo alle preoccupazioni portate in terapia con lo scopo di incoraggiarlo ad accettarne l’eventuale realizzazione (Ellis, 1962). Il nucleo stoico della terapia cognitiva ellisiana si mostra nel concetto di accettazione della frustrazione: non sdrammatizzare la realtà o negarla, ma rafforzare la capacità di tolleranza alla frustrazione ovvero la riformulazione in termini di sopportabilità dell’esperienza negativa. In sostanza l’obiettivo è trasformare l’etichetta da “evento catastrofico insopportabile” in “evento negativo ma sopportabile” (Ruggiero, Sassaroli, 2013). Per Ellis non esistono situazioni insopportabili, siamo noi che le rendiamo tali definendole terribili, catastrofiche, intollerabili. Il percorso che conduce all’accettazione non è un sentiero in discesa, ma richiede impegno e disponibilità a “[…] far spazio attivamente a esperienze private indesiderate (compresi i pensieri, i ricordi, le emozioni e le sensazioni) […]” (Harris, p.189, 2009). L’obiettivo non è di cambiare o ridurre le sensazioni, ma di renderci disponibili al accoglierle.

Elaborazione del lutto: le fasi per l’accettazione

Il modello a cinque fasi descritte da Elisabeth Kubler Ross (Kubler Ross, 1969) ritengo fornisca una chiave di lettura, con i dovuti adattamenti, per tutte quelle esperienze in cui ci si confronta con la perdita intesa in senso ampio: affettiva, ideologica, obiettivi non raggiunti ecc. Secondo l’autrice l’elaborazione del lutto attraverserebbe le seguenti fasi:

  • Negazione/Rifiuto (denial and isolation): in principio si nega la perdita come naturale meccanismo di difesa;
  • Rabbia (anger): quando si inizia a intravedere o si realizza la perdita, si ingenera un intenso sentimento di rabbia;
  • Negoziazione (bargaining): si analizza l’accaduto cercando spiegazioni come modo per reagire al vissuto di impotenza;
  • Depressione (depression): si prende consapevolezza della perdita subita o che si sta per subire;
  • Accettazione (acceptance): si accetta l’accaduto o quanto sta per accadere. Si possono tuttavia sperimentare rabbia o depressione anche se in modo moderato.

Riflessioni…

Alla luce di quanto detto qualcuno potrebbe affermare: “va bene, ma volendo esagerare: se non avessi mani, braccia e gambe e di me non restasse che un busto ed una testa non sarebbe questo terribile e inaccettabile? Come potrei vivere?”. Il video che segue può forse fornire se non una risposta, qualche spunto di riflessione in più:

BIBLIOGRAFIA

Ellis, A. (1962), Ragione ed emozione in psicoterapia, Roma, Astrolabio, (trad.it. 1989).

Harris, R. (2009),“Fare ACT. Una guida pratica per professionisti all’Acceptance and Commitment Therapy”, Milano, Franco Angeli, (trad.it. 2015)

Kubler Ross E. (1969), “La morte e il morire”, Assisi, Cittadella Editrice, (trad.it.2015)

McWilliams N. (1999), “Il caso clinico. Dal colloquio alla diagnosi”, Milano, Raffaello Cortina (trad.it. 2002)

Ruggiero G.M., Sassaroli S. (2013),Il colloquio in psicoterapia cognitiva. Tecnica e pratica clinica, Milano, Cortina.

RISORSE WEB

Che cos’è l’ ACT?

 

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