Bugia patologica: i tanti volti di Pinocchio

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Bugia patologica: i tanti volti di Pinocchio

Alzi la mano chi non ha mai detto una bugia… Mentire, infatti, è un’esperienza umana e come ogni esperienza umana incuriosisce perché parla di noi. Esistono differenze fra le bugie? Cosa spinge una persona alla bugia? Quanti “attori” richiede una bugia?

Piccole e grandi bugie

Le “piccole bugie” sono quelle dette “a fin di bene”: evitano spiacevoli conseguenze in situazioni sociali e tutto sommato, se limitate e circoscritte, non creano grossi problemi. Altro discorso è l’uso costante, generalizzato e compulsivo della menzogna fino a costituire una vera e propria “sindrome di Pinocchio” (Novellino, 2010). Quali aspetti contraddistinguono il bugiardo cronico? Vediamone alcuni:

  • Intolleranza alle critiche e alla frustrazione
  • Tendenza all’evitamento sociale
  • Incapacità di perseguire legami o progetti duraturi
  • Idea che tutto sia dovuto
  • Tendenza quotidiana a mentire anche su piccole cose

Quanti tipi di Pinocchio?

Non esiste un solo tipo di bugiardo, come non esiste un unico motivo per cui si mente. A tale proposito, mi diverte immaginare una classificazione semi-seria dei Pinocchi. C’è il “Pinocchio inconsapevole” che crea una realtà fantastica e vi crede fermamente, mentendo a sé e agli altri. E’ il caso dei soggetti psicotici: sono Napoleone e farò di tutto per convincertene. Abbiamo poi il “Pinocchio consapevole”: mente sapendo di mentire. Il fine è strumentale. La menzogna come mezzo per ottenere vantaggi economici o sociali: alcuni politici per ottenere voti o amanti per sedurre. C’è infine il “Pinocchio spaventato” spinto da un profondo senso di vergogna. Inganna l’altro, ma in fondo inganna se stesso. La bugia diventa una strategia per fronteggiare profonde convinzioni di inadeguatezza e/o aspettative sociali. E’ il Pinocchio che diventa vittima delle sue bugie cadendo in un crescente vortice di menzogne fino ad esserne risucchiato. Magari arrivando a dare una festa di laurea quando non si è sostenuto neanche un esame.

Il Salvatore: consapevole e inconsapevole

Se c’è un Pinocchio c’è spesso anche un Salvatore: colui che, in qualche modo, “regge il gioco”. E’ un ruolo che può essere ricoperto consapevolmente o inconsapevolmente. Nel primo caso, ad esempio, si coprono le bugie di un amico per non farlo scoprire dai genitori. Nel secondo, parliamo di meccanismi di difesa vale a dire varie attività psicologiche, automatiche, involontarie e inconsce, mediante le quali si tenta di escludere dalla consapevolezza esperienze di angoscia. “Non vuole proprio vedere”, “ha il prosciutto sugli occhi” sono espressioni che ne segnalano la presenza nel Salvatore. Tra i meccanismi di difesa, quelli che lo caratterizzano di più sono: razionalizzazione e diniego. Per razionalizzazione si intende “[…] un atto inconsciamente motivato e involontario con il quale si danno spiegazioni logiche e ragionevoli di un comportamento irrazionale […]” (White, Gilliland, 1975, p. 69).
Il diniego si riferisce “[…] all’esclusione automatica e involontaria della consapevolezza di un certo aspetto disturbante della realtà, oppure alla incapacità di riconoscere il suo vero significato” (White, Gilliland, 1975, p. 91).
I meccanismi di difesa si distinguono dagli stili difensivi che, seppur automatici, sono coscienti ed utilizzati per affrontare situazioni vissute come potenzialmente ansiogene (Falcone, 1999; Jervis, 2001).

Conclusione

Mentire nasce da diverse motivazioni: manipolativo/strumentali, difesa da vissuti di vergogna e/o aspettative sociali, deliri psicotici. Forse la sindrome di Pinocchio è tipica dei “Pinocchi spaventati” che spesso vengono aiutati a rimanere nella spirale delle loro menzogne da Salvatori. Suggerisco un interessantissimo film sull’argomento dal titolo “L’avversario”, tratto dall’omonimo romanzo di Emmanuel Carrère,  ispirato ad una storia realmente accaduta in Francia nel 1993. A voi capire che tipo di Pinocchio abbiamo di fronte e quali i Salvatori…

BIBLIOGRAFIA

Falcone A. (1999), “Diagnosi clinica. Teoria e metodo”, Borla, Roma.

Jervis G. (2001), “Psicologia dinamica”, Mulino, Bologna.

Novellino M. (2010), “La sindrome di Pinocchio. I forzati della bugia. Come aiutare gli eterni bambini a crescere”, Milano, Franco Angeli

White R. B., Gilliland R.M., (1975),“I meccanismi di difesa”, Astrolabio, Roma (trad.it. 1977)

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