Tutta colpa di mamma e papà: un mito da sfatare - Pietro Ielpo

Tutta colpa di mamma e papà: un mito da sfatare

 

Tutta colpa di mamma e papà: un mito da sfatare

I fratelli Levov sono i personaggi di un bellissimo romanzo di Philip Roth dal titolo “Pastorale americana”. Seymour Levov, detto “lo Svedese”, è controllato, razionale, completamente e inconsapevolmente devoto al “credo americano”. Jerry Levov, al contrario, non riesce a ingoiare proprio nulla. Irruento, sfacciato, un tipo che potremmo definire “prendere o lasciare”. Sono due fratelli, figli degli stessi genitori con personalità, però, profondamente diverse. Educati diversamente? Forse. Tuttavia, abbracciando questa spiegazione leggeremmo le loro differenze solo come il risultato del rapporto genitori-figli. E se le cose fossero un pò diverse?

Repetita iuvant

Certi miti, si sa, sono duri a morire. E, forse, quello che vede nei genitori la causa di ciò che siamo, è uno di questi. La cultura popolare imbevuta di teorie psicologiche spesso parziali o mal interpretate, continua a ripetere come un mantra che la colpa dei nostri problemi è sempre da rintracciare nel rapporto con i genitori. Come se su questi ricadesse tutto il peso di ciò che un giorno saremo. Un inevitabile rapporto di causa ed effetto: se A allora B. Le Bon, nel suo pionieristico studio sulla psicologia delle folle, scrive: ”Napoleone asseriva che esiste una sola figura retorica: la ripetizione. La cosa affermata riesce così a stabilirsi negli spiriti a tal punto, da essere accettata come una verità assoluta ampiamente sviluppata” (Le Bon, 1895, p. 95). Quante volte ci siamo detti e ripetuti: “sono così perché mio padre ha fatto/detto….?”, convinti di aver trovato il bandolo della matassa tralasciando altri fattori che, al pari dei nostri genitori, possono aver contribuito a quello che siamo oggi (“contribuito“, badate bene, non determinato).

Origini del mito: l’influenza della psicologia

Alcune teorie psicologiche hanno alimentato non poco il mito. E’ il caso, per esempio, di Frieda Fromm Reichmann che si dedicò al trattamento dei pazienti psicotici. Fu lei a coniare l’espressione madre schizofrenogenica, letteralmente madre che produce la schizofrenia (Reichmann, 1948). Tale ipotesi “scientifica” fu ripetuta instancabilmente a diverse generazioni di madri accusate di essere la fonte delle sofferenze del loro bambino. Leo Kanner, psichiatra di fama internazionale di origine austriaca, fu acclamato negli Stati Uniti come il “padre della psichiatria infantile”. Da lui deriva il concetto di “madre frigorifero”. Secondo l’autore i genitori dei bambini autistici sono incompetenti e incapaci di dargli il calore e la tenerezza di cui hanno bisogno (Kanner, 1952) . Cito infine, ma gli esempi sarebbero ancora molti, Bruno Bettelheim altro autore che esercitò un’influenza notevole sullo studio e sulla pretesa comprensione dell’autismo. Nel suo celebre libro intitolato “La fortezza vuota” afferma che: ”[…] il fattore che fa precipitare il bambino nell’autismo è il desiderio dei suoi genitori che egli non esista (Bettelheim, 1967).

Non soltanto i genitori

Ciò che talvolta noi e la psicologia dimentichiamo, è la complessità del comportamento umano. Tante sono le variabili che intervengono a co-determinare ciò che oggi siamo: eventi di vita, interpretazioni personali degli stessi, variabili socio-culturali, disposizioni genetiche e certamente figure genitoriali. Dobbiamo ricordare che nella ricerca delle cause di un problema psicologico abbiamo spiegazioni a posteriori, difficilmente falsificabili (Popper, 1972). Manca, infatti, la possibilità di tornare indietro nel tempo, apportare modifiche alle presunte variabili ritenute responsabili del fenomeno (ad esempio uno o più comportamenti genitoriali) e verificare eventuali cambiamenti. Ci muoviamo, quindi, nel campo della plausibilità e non della certezza (Merton, 1942). Non c’è dubbio sul fatto che i genitori abbiano si un ruolo molto importante nel nostro sviluppo psicologico, ma non esclusivo e necessariamente determinante. Stessa cosa dicasi per le nostre esperienze passate. In quanto figli, genitori o futuri genitori riconosciamoci la giusta quota di responsabilità. Se i fratelli Levov di Philip Roth sono così diversi, forse non è tutta colpa dei genitori.

BIBLIOGRAFIA
Bettelheim B. (1967), “La fortezza vuota. L’autismo infantile e la nascita del sè”, Milano, Garzanti,(trad. it. 1976).

Kanner L. (1952), Emotional Interference with Intellectual Functioning, in Ameican Journal of Mental Deficiency, n 56, 1952, pp.701-707.

Le Bon, G. (1895), “Psicologia delle folle”, Massa, Ed. Clandestine, (trad.it. 2014).

Merton R.K., (1942), “Teoria e struttura sociale”, Vol.I: Teoria sociologica, Bologna, il Mulino (trad.it. 2000)

Popper K.T., (1972), “Conoscenza oggettiva. Un punto di vista evoluzionistico”, Roma, Armando Editore, (trad.it. 2002)

Reichmann, F.F. (1948), Notes of the Development of Treatment of Schizophrenics by Psychoanalytic Therapy, in Psychiatry, n11, pp.263-273.

Roth P. (1997), “Pastorale americana”, Torino, Einaudi.

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