Difficile cambiare opinione: la dissonanza cognitiva

dissonanza cognitiva

Cambiare opinione, talvolta, è difficile. Come mai? Vediamolo insieme attraverso la lente della teoria della dissonanza cognitiva.

Extraterrestre portami via

Nel 1954, in una cittadina del Kansas, la signora Marian Keech sostenne di aver ricevuto un messaggio dagli abitanti del pianeta Clarion: un diluvio avrebbe devastato la terra i 21 dicembre, ma quelli che avrebbero creduto a quel messaggio sarebbero stati portati in salvo dagli alieni sui loro dischi volanti. Molte persone si raccolsero attorno alla signora Keech nell’attesa della fatidica data (addirittura si distribuirono i posti a sedere numerati sull’astronave…). Cosa accadde quando la profezia venne smentita dai fatti? La maggior parte di loro iniziò a credere ancora più intensamente nella profezia, rinsaldando la fede nell’esistenza degli alieni salvatori! Tutti “pazzi”? No, semplicemente inconsapevoli vittime della dissonanza cognitiva, concetto elaborato dallo psicologo sociale Leon Festinger (1957) che si mescolò, assieme ad alcuni collaboratori, all’interno della comunità per osservarne le dinamiche psicologiche.

La dissonanza cognitiva: descrizione

Come individui miriamo alla coerenza (“consonanza”) fra opinioni/convinzioni (“cognizioni”) che riguardano se stessi, l’ambiente o il proprio comportamento. Cerchiamo, quindi, di ridurre un eventuale incoerenza fra esse (“dissonanza”) che creerebbe una tensione interna. Facciamo un esempio. Potremmo avere la seguente situazione in cui due cognizioni sono in contrasto tra loro creando dissonanza:

  • Fumare fa male (cognizione sugli aspetti negativi del fumare)
  • Continuo a fumare (cognizione relativa al proprio comportamento)

Come uscire da questa impasse? Ecco pronta la razionalizzazione, cioè una spiegazione/giustificazione plausibile che consente di trovare un compromesso e ridurre la tensione:

  • Mio nonno ha fumato fino a 90 anni e non gli è mai successo niente

dissonanza

La dissonanza cognitiva: stratagemmi

Non esiste solo la razionalizzazione che interviene a placare la tensione. Di seguito i principali 3 stratagemmi:

  • Cambiare comportamento. Tornando all’esempio del fumo, si potrebbe smettere di fumare. In questo caso la cognizione su ciò che si fa (smettere di fumare), sarebbe congruente con ciò che si sa rispetto al fumo (il fumo fa male);
  • Cambiare la convinzione. Sapendo che il fumo fa male, convincersi che il fumo non ha alcun effetto deleterio selezionando informazioni a supporto.
  • Cercare un esempio. Selezionare un caso che, da eccezione, diventa rappresentativo e generalizzato (il nonno di 90 anni, di cui sopra)

Dissonanza cognitiva: quando si attiva?

Quali sono le situazioni più comuni in cui si attiva la dissonanza cognitiva? Un caso è quello in cui ci troviamo di fronte a nuovi eventi o nuove informazioni in contrasto con convinzioni preesistenti. É il caso della persona convinta dell’inefficienza del cambio automatico sulle automobili che si imbatte in un articolo che ne enumera i vantaggi. Anche in assenza di nuovi eventi o conoscenze ci può essere dissonanza e questo perché pochissime sono le cose tutte nere o tutte bianche. É il caso, ad esempio, di un prete contrario alla posizione della chiesa in merito ai matrimoni gay.

Conclusioni

L’esistenza della dissonanza, provocando disagio psicologico, spingerà l’individuo a tentare di ridurla per ottenere consonanza. Quando la dissonanza è presente, oltre a ridurla, la persona eviterà attivamente situazioni e informazioni che possano incrementarla. Un principio fondamentale è da tenere presente: quanto più le questioni in gioco sono per noi importanti, tanto più sarà grande la dissonanza cognitiva. I seguaci di Marian Keech avevano investito molto nella convinzione che ci sarebbe stata una catastrofe il 21 dicembre: alcuni di loro avevano venduto casa, lasciato il lavoro. Le continue prove che smentivano la credenza, come le previsioni più volte disconfermate dai fatti, creavano una dissonanza eccessiva e bisognava trovare la via per ridurla. Come è andata a finire? Per i più curiosi suggerisco la lettura del bel libro “Quando la profezia non si avvera” di Festinger, che racconta la vicenda. Una lettura in più non può che fare bene

BIBLIOGRAFIA

Festinger, L. (1957), Teoria della dissonanza cognitiva, Milano, Franco Angeli (trad.it 2001).
Festinger, L., Riecken, H.W., Schachter S., (1956), Quando la profezia non si avvera, Bologna, Il mulino (trad.it. 2012).
Oliverio Ferraris, A. (2000), Il mondo delle scienze sociali, Bologna, Zanichelli.



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