La volpe e l’uva: da Esopo alla teoria della dissonanza cognitiva

dissonanza cognitiva

La volpe e l’uva: da Esopo alla teoria della dissonanza cognitiva

Chi non conosce la famosa favola della volpe e l’uva attribuita ad Esopo? Credo che la maggior parte di noi avrà pensato almeno una volta di sé o detto di qualcuno, di comportarsi come la volpe che, non riuscendo a raggiungere l’anelato grappolo, si è consolata dicendo essere acerba. La favola, come i miti e i racconti, spesso porta con sé una saggezza antica e profonda relativa al comportamento umano che solo in un secondo momento gli psicologi riescono ad inquadrare in una qualche teoria. Insomma, (non me ne vogliano i colleghi!) gli psicologi talvolta non “scoprono” nulla, semmai ampliano e danno struttura, a ciò che è stato già intuito dai “non addetti ai lavori” dotati di profondo spirito critico e di osservazione. E’ questo il caso della Teoria della dissonanza cognitiva elaborata dallo psicologo Leon Festinger (Festinger, 1957).

Teoria della dissonanza cognitiva

Secondo l’autore, l’individuo mira alla coerenza (o “consonanza”) fra cognizioni e tende a ridurne un eventuale incoerenza (o “dissonanza”) attraverso razionalizzazioni ed altre strategie. Cosa significa? Una piccola disamina dei termini ed un esempio, possono aiutare a fare chiarezza. Festinger definisce la cognizione: “[…] ogni conoscenza, opinione o credenza che riguardi sé, l’ambiente o il proprio comportamento” (Festinger, 1957, p.3). Pertanto, potremmo avere la seguente situazione in cui due cognizioni sono in contrasto tra loro ingenerando dissonanza:

  • Fumare fa male (cognizione/conoscenza sugli aspetti negativi del fumare).
  • Continuo a fumare (cognizione/conoscenza relativa al proprio comportamento).

Come uscire da questa impasse? Ecco pronta la razionalizzazione, cioè una spiegazione/giustificazione plausibile che consente di trovare un compromesso e ridurre la tensione:

  • Mio nonno ha fumato fino a 90 anni e non gli è mai successo niente.

Si possono, dunque, individuare tre principali strategie (ma ve ne sono anche altre) per ridurre la dissonanza cognitiva:

  • Si può cambiare la cognizione sul proprio comportamento, agendo in modo diverso. Tornando all’esempio del fumo, l’individuo potrebbe smettere di fumare. In questo caso la sua cognizione su ciò che fa (smette di fumare), sarebbe congruente con ciò che sa rispetto al fumo (il fumo fa male)

  • Si può cambiare la cognizione su quello che si sa. Ad esempio, sapendo che  il fumo fa male, convincersi che il fumo non ha alcun effetto deleterio.

  • Si può cercare un esempio che, da eccezione, diventa rappresentativo e generalizzato (è il caso del nonno di 90 anni, di cui sopra)

Quanto più il soggetto valuta gli elementi importanti, tanto più sarà grande la dissonanza cognitiva. Quindi due sono le ipotesi di base:
1) l’esistenza della dissonanza, provocando disagio psicologico, spingerà l’individuo a tentare di ridurla per ottenere consonanza.
2) Quando la dissonanza è presente, oltre a ridurla, la persona eviterà attivamente situazioni e conoscenze che possano incrementarla.
Quali sono, a questo punto, le situazioni più comuni in cui si riscontra la dissonanza cognitiva?
Vediamole rapidamente:

  • Trovarsi di fronte a nuovi e eventi o nuove nozioni che sono in contrasto con cognizioni preesistenti. Esempio: una persona convinta dell’inefficienza del cambio automatico sulle automobili, si imbatte in un articolo che ne enumera i vantaggi.

  • Anche in assenza di nuovi eventi o conoscenze si possono avere situazioni di dissonanza e questo perché pochissime sono le cose tutte nere o tutte bianche. Esempio: un prete può essere contrario alla posizione della chiesa in merito ai matrimoni gay.

Per i più curiosi…

Per chi vuole approfondire senza entrare in noiosi tecnicismi, suggerisco un libro dello stesso Festinger, “Quando la profezia non si avvera”, un resoconto scientifico-narrativo dell’osservazione diretta di una piccola comunità degli Stati Uniti in attesa della fine del mondo e per la quale era stata individuata una data precisa. La convinzione degli adepti della setta/comunità era che gli alieni, a bordo di astronavi, sarebbero arrivati sulla terra per trarli in salvo. Ma cosa accadde quando la profezia venne smentita dai fatti? La maggior parte di loro iniziò a credere ancora di più intensamente nella profezia, rinsaldando la fede nell’esistenza degli alieni salvatori!

BIBLIOGRAFIA

Festinger, L. (1957), Teoria della dissonanza cognitiva, Milano, Franco Angeli (trad.it 2001).
Festinger, L., Riecken, H.W., Schachter S., (1956), Quando la profezia non si avvera, Bologna, Il mulino (trad.it. 2012).
Oliverio Ferraris, A. (2000), Il mondo delle scienze sociali, Bologna, Zanichelli.

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