FAQ: domande frequenti sulla psicoterapia

 

domande psicoterapia

Quanto costa una psicoterapia?

Il costo di una psicoterapia è legato ad una serie di fattori: costo delle singole sedute, frequenza settimanale delle stesse e durata totale della psicoterapia. Il costo di una singola seduta può variare, in media, dai €50 agli €80; la frequenza da 1 a 2 sedute settimanali a 1 seduta ogni 15 giorni. Va detto che l’albo nazionale ha abolito i tariffari minimi. Questo significa che lo psicologo/psicoterapeuta, con le normative vigenti, è tenuto soltanto a non eccedere i limiti massimi stabiliti dal tariffario professionale.

Quanto dura una psicoterapia?

La psicoterapia ha durate molto variabili. Dipende, infatti, da diversi fattori: problematica, obiettivi, grado di collaborazione tra terapeuta e cliente, modello teorico di riferimento del terapeuta ecc. Esistono percorsi di psicoterapia breve (21 incontri) in cui l’obiettivo da raggiungere è molto specifico e la problematica relativamente semplice. E’ il caso, ad esempio, di alcune fobie. In altri casi, la terapia può arrivare a durare anche 3-4 anni.

Qual’è la differenza tra psicoterapeuta e psichiatra?

Lo psicoterapeuta è un laureato in psicologia (triennale+laurea magistrale) che ha seguito un corso di specializzazione, pubblico o privato, riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) abilitante alla professione di psicoterapeuta. Lo psichiatra è un medico che ha conseguito una specializzazione in psichiatria. Anche il medico/psichiatra, come lo psicologo, necessita di un percorso abilitante alla psicoterapia per esercitare come psicoterapeuta. Contrariamente allo psichiatra, lo psicologo/psicoterapeuta non può prescrivere farmaci.

Come funziona una psicoterapia?

Non esiste una risposta assoluta in quanto tutto dipende dal modello teorico seguito dal terapeuta. Il suggerimento, pertanto, è quello di informarsi sempre sul modello psicoterapico utilizzato dal professionista. Per linee molto generali, parafrasando Lorna Benjamin, “si inizia con l’apprendere a riconoscere i propri modi di fare, da dove provengono e a cosa servono. Una volta visto ciò con chiarezza, si può decidere se cambiare o no. Infine si può iniziare a lavorare per imparare nuovi e migliori modi di fare”. Alcuni terapeuti concorderanno con i propri clienti delle esperienze di auto-aiuto da svolgere tra le sedute. Pur nelle diversità di modello teorico e con metodi diversi, si lavorerà sui pensieri, le emozioni e i comportamenti che mantengono la persona bloccata nel suo problema.

Uno psicologo/psicoterapeuta può diventare amico di un paziente?

A mio modo di vedere, la questione va analizzata da due punti di vista:  deontologico e teorico/metodologico. Secondo l’art. 28 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, durante il percorso di psicoterapia sono vietati rapporti che non siano professionali. L’articolo vieta terapie con persone con le quali lo psicologo/psicoterapeuta “[…] ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative di natura personale, in particolare di natura affettivo-sentimentale e/o sessuale”.  Non sono, quindi, neanche consentite terapie con persone con le quali si ha una relazione preesistente al percorso di terapia (familiari, parenti, fidanzati ecc.). Nulla viene detto, invece, rispetto ad eventuali rapporti a conclusione della terapia. E’ qui che, a mio modo di vedere, intervengono maggiormente scelte teorico/metodologiche del professionista. Personalmente, ritengo che non sia opportuno che terapeuta e paziente creino un rapporto di amicizia o sentimentale a conclusione di un percorso terapico. Durante una psicoterapia ogni paziente interiorizza un’immagine dello psicoterapeuta, un riferimento protettivo interno al quale può tornare mentalmente nei momenti di difficoltà. E questo rappresenta un’importante risorsa di auto-sostegno. Ciò avviene proprio per la natura del rapporto che, per quanto intenso e coinvolgente, è diverso da un rapporto di amicizia. E’ difficile non immaginare le aspettative, le proiezioni e le fantasie (spesso inconsapevoli) di un paziente nei confronti di uno psicoterapeuta divenuto amico! Stessa cosa dicasi da parte dello psicoterapeuta nei confronti del paziente/amico. Il rischio di costruire una relazione su basi poco solide è alto, come alta la possibilità di inficiare un lavoro psicoterapico ben fatto.

 

 

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