Szasz e il mito della malattia mentale

   malattia mentale

Szasz e il mito della malattia mentale

Il mito della malattia mentale”, da cui il titolo del presente articolo, è un bellissimo libro di Thomas S. Szasz (Szasz, 1974), psichiatra di fama mondiale con alle spalle una laurea in fisica, un training psicoanalitico e una docenza presso la State University di New York. La posizione dell’autore è che la malattia mentale non esiste, o meglio, non va considerata una malattia in senso medico.

Malattia medica e “malattia mentale”

“Avere” la depressione, un disturbo di personalità, la schizofrenia, non è come avere un braccio rotto, l’influenza o una qualsivoglia malattia medica oggettivamente diagnosticabile attraverso metodiche e procedure di tipo medico. A ben riflettere, la stessa espressione “malattia mentale”, lascia perplessi. Come individuare delle malattie di un’ entità, la mente appunto, di per sé non univocamente osservabile e oggettivabile? Come misuriamo, da un punto di vista medico, la mente? Semplice, non si può. Non si parla di malattie del sistema nervoso. Per fare un esempio, la diagnosi di Alzheimer è supportata da risultati a test strumentali ed esami di laboratorio quali: tracciato EEG con aumento aspecifico dell’attività cerebrale lenta, atrofia cerebrale visibile attraverso una TAC e che peggiora visibilmente quando si effettuano ulteriori esami a distanza di tempo l’uno dall’altro, analisi del liquor cerebrospinale ecc. La diagnosi di “malattia” mentale, invece, è basata solo ed esclusivamente sul giudizio del clinico, sia esso psichiatra, psicologo o psicoterapeuta. Non esistono analisi del sangue, TAC, EEG per confermare ipotesi diagnostiche di un cosiddetto disturbo mentale.

L’esperimento di Rosenhan

I limiti della diagnosi psichiatrica, sono stati evidenziati da una ricerca nota come l’Esperimento Rosenhan effettuata da David L.Rosenhan del 1972 in cui lui e i suoi colleghi decisero di ingannare di proposito un certo numero di psichiatri di alcuni ospedali assumendo il ruolo di “pseudopazienti”. Fingendo di sentire voci, vennero diagnosticati schizofrenici pur essendo assolutamente sani di mente. Il suo studio fu pubblicato sul giornale Science con il titolo “On being sane in insane places” (“Sull’essere sani in luoghi matti”) ed è considerato come una delle più importanti critiche alle diagnosi psichiatriche. La questione è che le diagnosi di disturbi mentali si basano su:

  • Segni (ciò che osserva il diagnosta assumendo il doppio ruolo di clinico e strumento diagnostico)

  • Sintomi (ciò che dichiara il paziente o è dichiarato/osservato da persone a lui vicine. Anche qui l’elemento soggettivo è evidente)

  • Eventuali test psicologici (soggettivi)

Questioni aperte

Il discorso fatto fin qui apre ad altre importanti questioni quali la prescrizione di farmaci per le “malattie” mentali o i trattamenti sanitari obbligatori (TSO) nei confronti di persone “affette da malattia mentale”. Per non parlare poi del definire cos’è la patologia mentale e come valutarla. Esula dagli intenti del presente scritto, trovare risposte a questioni sulle quali da decenni si dibatte e sulle quali forse difficilmente si troverà una posizione unanimamente condivisa. L’invito è quello di interrogarsi per andare al di là dell’ovvio soprattutto in un territorio complesso e delicato quale, appunto, quello della salute mentale.

BIBLIOGRAFIA

Szasz T.S., (1974), Il mito della malattia mentale, Milano, Spirali (trad.it 2003).

Szasz T.S., (2006), La mia follia mi ha salvato. La follia e il matrimonio di Virginia Woolf, Milano, Spirali (trad.it. 2009).

Szasz T.S. (1990), L’incapace. Lo specchio morale del conformismo, Milano, Spirali.

Szasz T.S. , (1976), Schizofrenia simbolo sacro della psichiatria, Roma, Armando (trad.it. 1984).



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