Visualizzazione: il potere delle immagini mentali - Pietro Ielpo

Visualizzazione: il potere delle immagini mentali

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Visualizzazione: il potere delle immagini mentali

Se vi chiedessi di visualizzare quante finestre sono presenti nella vostra casa probabilmente portereste lo sguardo verso l’alto o chiudereste gli occhi creando con la mente un’immagine mentale della vostra abitazione. Allo stesso modo, se vi parlassi di una persona che conoscete, con gli “occhi della mente” potreste figurarvi per un attimo la persona in questione. Possono queste immagini essere applicate ai nostri problemi e diventare una risorsa per aiutarci a vivere meglio?

Memoria e immagini mentali

Molti anni fa mi imbattei in un ragazzo che pubblicizzava corsi per potenziare la memoria. Mi chiese di scrivergli un numero composto da 20 o più cifre affermando di poterlo ricordare senza alcun problema. Ed è quello che fece! Incuriosito e determinato a scoprire il “trucco”, iniziai a studiare le cosiddette mnemotecniche. Fu questo il primo incontro con il potere delle immagini mentali. Infatti, la maggior parte delle tecniche di memoria, si basa sulla capacità di creare immagini da associare fra loro (Baddeley, 1990; Lorayne, 1963). La forza delle immagini stimolò addirittura la creatività dell’umanista Giulio Camillo Delminio che ideò un utopistico progetto mai realizzato: il Teatro della memoria di cui si parlò in tutta Italia e in Francia (Yates, 1966). Un edificio ligneo in cui si sarebbe dovuta archiviare tutta la conoscenza umana tramite un sistema di associazioni mnemoniche per immagini.

Basi neurali della visualizzazione

Numerosi studi sottolineano come le immagini mentali possano essere applicate con successo non solo alla memoria, ma anche ai problemi emotivi. Da cosa deriverebbe il potere delle immagini mentali? Queste sembrerebbero condividere alcune proprietà con le rappresentazioni percettive che derivano dall’esperienza sensoriale diretta (Denis et al., 2004; Kosslyn et al., 2001 citati in Hackmann, Bennett-Levy, Holmes, 2011). Cosa significa? Visualizzare mentalmente un oggetto produce gli stessi effetti fisiologici del vederlo realmente. Le immagini, quindi, determinerebbero reazioni identiche a quelle provocate dalla percezione reale. Infatti, i risultati di esperimenti condotti con tecniche di brain imaging, hanno evidenziato come l’attività immaginativa determini l’attivazione dell’ “area 17” che insieme all’ “area 18”, rappresentano le prime regioni del cervello a ricevere gli stimoli provenienti dagli occhi.

Le immagini nella gestione dei problemi emotivi

A ben pensarci, l’influenza delle immagini sulle nostre reazioni emotive, è qualcosa che sperimentiamo un po’ tutti. Se, ad esempio, in previsione di un colloquio di lavoro creiamo un’immagine in cui ci vediamo balbettare e arrossire di fronte ad un selezionatore scontroso, con molta probabilità sperimenteremo i sintomi dell’ansia e, forse, eviteremo di presentarci all’appuntamento. Allo stesso modo, nel ricordare una scena passata (anche i ricordi sono immagini mentali) in cui ci siamo arrabbiati, potremmo sentire la stessa rabbia provata allora. Come scrive Lazarus: “le cose che noi temiamo nella realtà, le temiamo anche nell’immaginazione. La conseguenza è che le cose che non temiamo più nell’immaginazione non ci turberanno più neanche nella vita reale” (Lazarus, 1966, p.65). Ne deriva che lavorare con le visualizzazioni può diventare un modo per affrontare e gestire stati emotivi dolorosi e fronteggiare difficoltà nella vita di tutti i giorni.

Conclusioni

Le immagini mentali possono essere un potente alleato per migliorare la qualità della vita. A volte richiedono un esercizio costante per sortire effetti tangibili, altre volte si mostrano immediatamente efficaci. Come ogni strumento non possono, a mio parere, rappresentare una panacea per ogni male. Tuttavia, considerate le diverse prove di efficacia provenienti tanto dall’ambito clinico che dalla ricerca sperimentale, non possono non essere prese in considerazione. Per il lettore, interessato ad approfondire e a sperimentarsi nel lavoro con le immagini mentali suggerisco il libro di Lazarus presente in bibliografia. L’autore, in modo semplice e chiaro, espone alcune tecniche utilizzabili nella vita di tutti i giorni.

BIBLIOGRAFIA
Baddeley A. (1990), “La memoria umana”, Bologna, Mulino (trad.it. 1995).

Hackmann A., Bennet-Levy, J., Holmes E. A., (2011), “Le tecniche immaginative in terapia cognitiva. Strategie di assessment e di trattamento basate sull’imagery”, Firenze, Eclipsi (trad.it. 2014).

Lazarus A. (1977), “L’occhio della mente. La forza dell’immaginazione per arricchire la presonalità”, Roma, Astrolabio (trad.it. 1996).

Lorayne H. (1963), “Memoria di ferro. Le tecniche per osservare e ricordare sfruttando le capacità nascoste della mente”, Milano, Armenia (trad.it. 2005)

Yates A.F., (1966), “L’arte della memoria”, Torino, Einaudi (trad.it. 1993).

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