Paura, rabbia, tristezza: un legame invisibile

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Paura, rabbia, tristezza: un legame invisibile

Un’emozione tra rabbia, tristezza o paura vi risulta più familiare in quanto sperimentata con maggiore frequenza? Secondo l’analista transazionale George Thomson, ciò accadrebbe perché rabbia, tristezza e paura costituirebbero una sorta di sentimento complesso a tre facce di cui riusciamo e vederne soltanto una. Inoltre, ci sarebbe un rapporto tra queste emozioni e il tempo.

Paura, rabbia, tristezza: un sentimento complesso

Thomson (1983) afferma che le persone possono rimanere “bloccate” in una tra le seguenti emozioni: rabbia, paura, tristezza. Questo mancherebbe la consapevolezza della silenziosa coesistenza di una o di entrambe le altre emozioni che, assieme a quella che sentiamo di più, costituiscono la triade. Un esempio può essere quello di una persona lasciata dal partner che rimane chiusa nella sua tristezza perché non è consapevole della rabbia verso il/la partner né della paura rispetto ad un futuro privo della vicinanza della persona amata.

Paura, rabbia, tristezza e qualità temporali

Come ho scritto in un precedente articolo, le emozioni ci aiutano a prendere consapevolezza di un problema e ad agire per la sua risoluzione. Affinché questo accada, Thomson sostiene che le emozioni debbano rispettare una determinata “qualità temporale”. Cosa significa? La paura ha a che fare con il futuro. E’ orientata alla previsione di ciò che potrebbe accadere. La rabbia si lega al presente quando percepiamo la violazione di un diritto. La tristezza rimanda al passato, a qualcosa che è andato perso. Quando queste emozioni sono fuori dal loro allineamento temporale, non ci aiuteranno a risolvere un problema. Vediamo un esempio:

  • Problema: mi trovo su di un autobus e qualcuno mi pesta un piede procurandomi dolore.
  • Emozione: rabbia
  • Espressione adeguata dell’emozione: esclamazione verbale: “Mi sta facendo male!”
  • Risoluzione: la persona solleva il piede dal mio, magari scusandosi per l’accaduto

La rabbia è espressa nel momento presente, in modo congruo alla situazione e ciò consente la risoluzione del problema (legame rabbia/presente). E’ questo, secondo Thomson, l’allineamento temporale adeguato che consente di usare in modo costruttivo la rabbia. Se, tuttavia, continuo a provare rabbia anche dopo che l’evento è accaduto (legame rabbia/passato), potrò inutilmente innervosirmi nuocendo a me stesso. Oppure potrei orientare la rabbia verso il futuro (legame rabbia/futuro), immaginando che qualcuno mi pesterà nuovamente un piede, arrabbiandomi ancor prima che un’eventualità del genere possa accadere. Anche in questo caso, ci troveremmo difronte ad un utilizzo poco funzionale dell’emozione. Un appropriato incontro tra tempo e sentimenti non significa, tuttavia, che l’emozione sia necessariamente funzionale. La paura, per esempio, pur se orientata al futuro potrebbe avere un’intensità tale da non consentire un comportamento efficace.

Completare il quadro

Nel momento in cui siamo bloccati in una emozione, sia essa rabbia, paura o tristezza potrebbe essere utile, come primo passo, riflettere sulla collocazione temporale dell’emozione che proviamo. Contestualmente, se ad esempio siamo tristi per qualcosa, domandiamoci anche cosa temiamo e di cosa siamo arrabbiati. Forse, prendendo consapevolezza delle tessere mancanti del puzzle, possiamo lasciarci alle spalle l’emozione “bloccata”. Un addio ad una nostra compagna di viaggio per aprirci al cambiamento.

Bibliografia
Thomson, G., (1983), Fear, Anger and Sadness, T.A.J., Vol. 13, N°1



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