Procrastinare: la complessa arte del rinviare

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Procrastinare: la complessa arte del rinviare

Procrastinare, rinviare, temporeggiare. Comunque la si voglia chiamare, la tendenza a posticipare ad altro momento ciò che andrebbe fatto oggi, sembra essere una vera e propria forma d’arte… Richiede, infatti, creatività (pensiamo alle tante giustificazioni che possiamo darci per rinviare), costanza (ci vuole una certa determinazione a procrastinare continuamente…) e, spesso, rappresenta una modalità comunicativa di profonde esigenze psicologiche.

Cos’è la procrastinazione?

Procrastinare significa “mettere da parte” cioè posticipare ad un momento successivo ciò che è nel proprio interesse iniziare o portare a termine oggi (Giusti, 2013). E’ una parola di derivazione latina ed è composta da pro (a favore) e crastinus aggettivo di cras (domani). La procrastinazione è un fenomeno decisamente complesso per la varietà dei motivi sottesi e per l’eterogeneità dei modi in cui si manifesta. Cosa si rinvia? Si possono rimandare cose svariate: un compito o un impegno oppure l’attuazione di un comportamento o la presa di una decisione importante (Turco, 2005). Parente stretto della procrastinazione è l’intraprendere molte attività senza portarne a termine nessuna, passando di continuo da un progetto all’altro.

Quando rinviare diventa un problema

Si stima che il 20% della popolazione adulta, senza differenze significative tra uomini e donne, procrastini (Ferrari in Giusti, 2013). La tendenza a rinviare è comune a molte persone. Tuttavia, per alcuni può essere occasionale o circoscritta ad alcune aree e non costituire un’abitudine persistente. Per altri, può diventare invasiva e compromettere intere aree della propria vita. La differenza, dunque, è il carattere di occasionalità e il fatto di rinviare in piena consapevolezza senza che ciò comprometta la produttività e la realizzazione di sé.
Nel caso del procrastinare cronico si possono individuare almeno due aspetti negativi:

  • Conseguenze esterne. Sono quelle che hanno ripercussioni sul mondo esterno. Ad esempio rinviare un lavoro sarà fonte di difficoltà con colleghi e superiori; ritardare un pagamento può comportare costi maggiori.
  • Conseguenze interne. E’ l’area privata e rimanda alla costruzione di un dialogo interno negativo: “Sono un fannullone”, “non valgo niente”, “non cambierò mai”, “non combino mai niente di buono”, “non c’è niente da fare con me” ecc. e le relative ricadute emotive (tristezza, rabbia ecc.). In più si aggiunge un effetto paradossale: denigrarsi aumenta la procrastinazione.

Perché procrastiniamo?

Non esiste un solo motivo alla base della procrastinazione. Monica Ramirez Basco (2010) propone una classificazione dei procrastinatori in base alle motivazioni. Pertanto, avremo i seguenti tipi:

  1. Evitante. Rinviare (evitare) è una strategia per eliminare lo stress e il disagio legato al dover affrontare un compito;
  2. Disorganizzato. Ha la tendenza a sottovalutare il tempo necessario per eseguire un compito e a sopravvalutare il tempo a disposizione; di fronte ad una serie di impegni, inoltre, ha difficoltà a stabilire priorità;
  3. Insicuro. Esita ad agire a causa della scarsa fiducia nelle proprie capacità. Teme di commettere errori e di fallire.
  4. Passivo-aggressivo. Utilizza la procrastinazione come strategia relazionale, cioè come un modo indiretto per comunicare qualcosa agli altri. Come una sorta di ribellione silenziosa ad una persona, ad esempio, percepita come un’autorità;
  5. Perfezionista. Tende a farsi carico di troppi impegni e lavora a pieno ritmo fino all’esaurimento. Il perfezionismo è alla base di questa tipologia;
  6. Edonista. Dedica la maggior parte del proprio tempo alla ricerca del piacere.

Cosa fare?

Come è facile intuire, non esiste una ricetta valida per tutti considerata la complessità del fenomeno. Tuttavia, un primo passo comune è la consapevolezza delle motivazioni alla base della procrastinazione. Per iniziare ad esplorarle può essere utile lavorare con una tabella come quella che segue:

PROCRASTINARE AGIRE
Aspetti positivi Aspetti negativi Aspetti positivi Aspetti negativi

Una prima analisi degli aspetti positivi del procrastinare e degli aspetti negativi dell’agire, può cominciare a far luce sulle motivazioni sottostanti e costituire un primo passo verso la risoluzione del problema.

BIBLIOGRAFIA

Giusti E. (2013), “Rinviare mai più! Terapia della procrastinazione”, Roma, Sovera.
Lamparelli C. (2009). “L’arte della serenità. Il potere terapeutico della saggezza”, Oscar Mondadori,Milano.
Miller W.R., Rollnick S., “Il colloquio motivazionale. Preparare la persona al cambiamento”, Trento, Erikson (trad.it.2004)
Ramirez Basco M. (2010), “The Procrastinator’s guide to getting thing done”, The Guilford Press, New York.
Turco M. (2005), “ Procrastinazione universitaria e disorientamento personale”, Clinamen, Firenze.

SITOGRAFIA
http://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/procrastinare/

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