Regolazione emotiva: quando le emozioni fanno paura

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Regolazione emotiva: quando le emozioni fanno paura

Senza le emozioni, la nostra vita sarebbe priva di spessore, ricchezza e comunione con gli altri. Le emozioni, come ho scritto in un precedente articolo, ci comunicano qualcosa sui nostri bisogni, sulle nostre frustrazioni e i nostri diritti. Eppure, molto spesso, tendiamo ad evitarle, a sopprimerle o a disattivarle. Perché?

Gli schemi emozionali

Ognuno di noi ha delle proprie idee sulle emozioni e, conseguentemente, dei modi peculiari di gestirle. Le emozioni sono oggetto di valutazione cognitiva: possiamo ritenerle pericolose, inutili, dannose o, al contrario, utili, legittime e tollerabili (Leahy et al, 2011). Cosa determina questa differenza? Immaginiamo una persona che, difronte alla manifestazione della propria rabbia, riceva risposte accoglienti del tipo: ”è comprensibile che ti arrabbi”, “molti come te si sentirebbero allo stesso modo”, “ti senti così perché per te questa cosa è importante”. Avremmo, di conseguenza, la costruzione di credenze per le quali la rabbia ha un significato, è legittimo provarla e riconduce a valori per noi importanti. Al contrario, supponiamo di ricevere risposte come:”mi sembra di avere a che fare con un bambino capriccioso! Cresci!”, “le ragazze non si arrabbiano, smettila!” e via dicendo. In questo caso, molto probabilmente, assoceremo alla rabbia credenze negative. Ognuna delle due situazioni darà luogo a diverse strategie di gestione (dette anche strategie di coping): funzionali nel primo, disfunzionali nel secondo. L’insieme delle credenze sulle emozioni e le relative strategie di coping, costituiscono gli schemi emozionali specifici di ognuno di noi.

La regolazione delle emozioni

La regolazione delle emozioni include qualsiasi strategia (adattiva o disadattiva) utilizzata per gestire emozioni troppo intense. Quando utilizziamo metodi efficaci, le emozioni emergono, comunicano i bisogni che veicolano e spingono ad azioni volte al soddisfacimento di quei bisogni. (Greenberg, 2000). Ritornano, così, sullo sfondo permettendo a nuovi bisogni ed emozioni di farsi avanti. Tuttavia, questo naturale movimento figura-sfondo, non sempre è fluido. Parliamo, allora di disregolazione delle emozioni, vale a dire l’incapacità di gestire o elaborare efficacemente le emozioni e che può manifestarsi con una loro eccessiva intensificazione o disattivazione (Leahy et al, 2011). Le strategie di gestione disfunzionali, possono momentaneamente dare sollievo (bere alcool, riduce l’ansia nel breve periodo), ma a lungo andare diventano esse stesse il problema.
In alcune situazioni, disattivare o sopprimere temporaneamente un’emozione può essere una strategia efficace: durante un’esperienza traumatica, ad esempio, potrebbe essere più adattivo sopprimere temporaneamente la sensazione di paura, in modo da gestire più efficacemente la situazione. Stessa cosa si può dire per la distrazione momentanea in caso di forte attivazione emotiva. Nella maggior parte dei casi, però, le strategie di soppressione rischiano di non essere efficaci.

Strategie di regolazione delle emozioni

In base a quanto detto avremo due percorsi di gestione delle emozioni:

gestione emozioni

A sostenere il percorso “arancione” ci sono spesso alcuni miti sulle emozioni, vale a dire credenze erronee che possiamo avere sulle emozioni (Linehan, 1993). Eccone alcuni:

    1. è sbagliato essere tristi;
    2. manifestare emozioni negative è segno di debolezza;
    3. le emozioni negative sono sbagliate e distruttive;
    4. le mie emozioni possono comparire senza alcuna ragione;
    5. ogni emozioni dolorosa non è importante e andrebbe ignorata;
    6. alcune emozioni sono davvero stupide;
    7. le emozioni hanno una durata indeterminata;
    8. se lascio spazio alle emozioni negative perderò il controllo.

Conclusioni

Le emozioni sono ciò che ci rende umani. E questo vale tanto per quelle positive che per quelle negative. La paura ci ha permesso di avere un vantaggio evolutivo, tenendoci lontani dai pericoli; la tristezza ci consente di comunicare all’altro una richiesta di vicinanza per alleviare il dolore; la rabbia, ci informa sui nostri diritti. Ascoltare le emozioni, significa non considerarle fastidiose presenze da evitare e scacciare, ma indispensabili compagne di viaggio.

BIBLIOGRAFIA
Greenberg L.S., Rice L.N., Elliot L. (2000), “I processi del cambiamento emozionale”, LAS, Roma.

Leahy R. L., Tirch D., Napolitano L.A. (2011), “La regolazione delle emozioni in psicoterapia. Guida pratica per il professionista”, Eclispi, Firenze. (trad.it.2013).

Linehan M.M. (1993),“Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline”, Raffaello Cortina, Milano, (trad.it. 2011).

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