Le nostre difese animali

difese animali

Sentite l’impulso a scappare o attaccare? O forse vi “spegnete” come se non aveste energie? È del tutto normale: state utilizzando le nostre difese animali. Ma cosa sono?

Cervello nuovo e antico

Prima di andare avanti è necessaria una semplice e breve spiegazione su come è fatto il nostro cervello. La teoria del “cervello trino” di MacLean (1985) suddivide il cervello umano in tre parti come riportato in figura:

Cervello trino

  • RETTILIANO (in verde): è il primo a svilupparsi ed è simile a quello dei rettili. Si occupa delle funzioni elementari e necessarie alla sopravvivenza. Rappresenta la sede degli istinti, dei bisogni fisiologici e governa le nostre difese animali.

  • LIMBICO (in marroncino): tipico dei mammiferi, è evolutivamente successivo al primo. Si occupa prevalentemente delle nostre esperienze relazionali ed emotive (per questo spesso è chiamato anche “cervello emotivo”).

  • NEOCORTECCIA (in azzurro): il più recente ed esclusivo dei primati. È la sede delle funzioni superiori (capacità di astrazione, consapevolezza di sé, ragionamento, simbolizzazione ecc.). Per questo è detto, a volte, “cervello pensante”.

Ma cosa c’entra tutto questo con le difese animali?

Le difese animali

Quando percepiamo una minaccia la nostra amigdala (una struttura del cervello limbico, grande più o meno come una mandorla) segnala: “PERICOLO!!” e il cervello rettile subentra al comando in base all’istinto di sopravvivenza. I “cervelli antichi” esonerano momentaneamente la neocorteccia, in modo che non si perda tempo prezioso a pensare. Il fattore tempo, infatti, è essenziale quando si è sotto minaccia. Il cervello rettile ci “consiglia” la difesa animale più adatta per fronteggiare il pericolo in quella specifica situazione. Le difese animali sono:

  • GRIDO DI AIUTO: è un tentativo di ottenere soccorso da qualcuno più forte, saggio, anziano. Quando sono a disagio, i neonati usano il grido di aiuto per richiamare l’attenzione degli adulti. Un esempio emblematico è la situazione sperimentale detta “Still Face” riportata in questo video

  • FUGA: è una risposta comune alla minaccia, quando è probabile che scappare sia efficace. Anche girarsi, spostarsi di lato o arretrare sono risposte di fuga.

  • ATTACCO: la utilizziamo quando è previsto un contrattacco o quando potrebbe portare ad un successo.

  • CONGELAMENTO (freeze): è una sorta di “immobilità in allerta”, accompagnata da tensione muscolare, senso di paralisi.

  • SPEGNIMENTO (o “finta morte”): sentiremo i muscoli flaccidi, diminuzione del battito cardiaco, perdita di energia. Può portare a svenimento. Questa difesa funziona come “ultima spiaggia” quando tutte le altre si sono rivelate inefficaci.

Le difese animali, quindi, altro non sono che strategie protettive innate. Le prime tre (grido di aiuto, attacco e fuga) sono dette difese mobilizzanti perché energizzate dall’alto arousal, mentre le ultime due (congelamento e spegnimento) immobilizzanti e intervengono quando le prime risultano inefficaci.

Difese animali “vecchie” per problemi attuali

Se abbiamo vissuto traumi ripetuti (dalle dure critiche fino a situazioni di abuso) o traumi singoli, ma molto significativi (ad esempio un incidente che ci ha portato in fin di vita), potremmo apprendere ad utilizzare sempre la stessa difesa ogni volta che percepiamo un pericolo, automatizzandola. Ed è così che una soluzione passata, diventa un problema oggi. Perdiamo la capacità di usare le altre difese in modo flessibile. Vediamo alcuni esempi.

  • Francesca quando venne rapinata e picchiata, andò in freeze. “Congelandosi” e abbandonandosi all’aggressore si protesse istintivamente da conseguenze più gravi in cui sarebbe potuta incorrere, qualora avesse tentato di fuggire o attaccare. Oggi, di fronte a ciò che il suo sistema nervoso valuta come un’aggressione (ad esempio un semplice attacco verbale) si congela come allora.

  • Marco era cresciuto in una famiglia che si aspettava che lui fosse duro e che potesse cavarsela da solo. A causa di ciò sviluppò una propensione ad attaccare che fu rinforzata quando la sua risposta difensiva di attacco fu attivata più e più volte durante il servizio militare. Quando tornò da una missione di guerra, anche il più piccolo stimolo riattivante, accendeva la sua risposta di attacco. Attaccare era diventata la sua risposta di base quando si sentiva minacciato e questo sabotava anche le sue relazioni.

Conclusioni

Esiste una tendenza a colpevolizzarsi e criticarsi rispetto alle proprie reazioni in almeno due direzioni:

  1. per reazioni attuali, come l’evitare una difficoltà o l’incapacità a dire di “no”;

  2. per reazioni passate che dovevano essere diverse.

Numerosi studi (Gilbert, 2012) dimostrano come, criticarsi duramente, ci esponga a tutta una serie di problematiche psicologiche. Un antidoto può essere conoscere le nostre difese e comprenderne il valore protettivo avuto in passato. Solo così, sarà possibile lavorare per interrompere comportamenti automatizzati oggi non più utili. E voi, quali difese animali utilizzate più frequentemente? In quali situazioni? A questo link potete trovare una scheda per iniziare a riflettere.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Gilbert, G. (2010), “La terapia focalizzata sulla compassione. Caratteristiche distintive”, Milano, Franco Angeli (trad. it. 2012)

MacLean, P.D. (1985), “The Triune Brain in Development”, Plenum Press, New York.

Ogden P., Fischer J. (2015),“Psicoterapia Sensomotoria. Interventi per il trauma e l’attaccamento”, Milano, Raffaello Cortina (trad. it. 2016)

Van der Kolk, B. A. (2014), “Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche”, Milano, Raffaello Cortina (trad. it. 2015)



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