Perchè capita sempre a me? I “ritornelli” della vita

A volte sembra proprio che ci capitino sempre le stesse cose: partner scostanti o troppo oppressivi, accesi contrasti con amici o sconosciuti, solite discussioni in famiglia, continue conferme al nostro sentirci inadeguati e così via. Ma davvero “ci capitano”?

Gli schemi

Diverse sono le definizioni di schema che troviamo in psicologia (Beck, 1976; Young, 1993; Horowitz, 1991; Bowlby, 1989). Per semplificare, ritengo si possa immaginare uno schema come un insieme di convinzioni su di sé, gli altri e la qualità della vita che si accompagna ad emozioni, ricordi, fantasie e comportamenti coerenti correlati (per chi volesse approfondire il concetto di schema consiglio questo articolo). Questi schemi possono essere adattivi (funzionali) o maladattivi (disfunzionali e che generano sofferenza). Nel secondo caso metteremo in atto delle strategie di fronteggiamento per evitare la sofferenza che accompagna uno schema nocivo. Tali strategie di solito sono funzionali nel breve periodo, ma deleterie su lunghe distanze in quanto confermano gli schemi stessi. Vediamo un esempio:

Come si può notare si crea un circolo vizioso nel quale svolgiamo, inconsapevolmente, un ruolo attivo: co-determiniamo ciò che ci accade e rinforziamo i nostri schemi. Partiamo da certe convinzioni e finiamo con comportamenti che ce le confermano. Come se non bastasse, tendiamo a distorcere le informazioni in modo da adeguarle ai nostri schemi. Una sorta di filtro mentale che funziona in due modi:

      • seleziona ciò che è congruo con le nostre convinzioni: faccio attenzione alle critiche, non prestando attenzione ai complimenti.
      • distorce l’informazione per adeguarla allo schema: se credo di non essere competente ed un amico mi fa un complimento sincero, penso l’abbia detto solo perché è gentile ed è mio amico.

Giochi e cicli interpersonali

Nelle relazioni personali entriamo con i nostri schemi e questo impatta sulla relazione. Ci troviamo di fronte ai cosiddetti “Giochi” (Berne, 1964) e “cicli interpersonali” (Safran, 1990). Ci sono alcune differenze fra i due concetti ma, in estrema sintesi, si può dire che gli schemi portano a comportamenti e comunicazioni che elicitano nell’altro risposte prevedibili. Le persone entrano in relazione con aspettative e desideri spesso automatici e inconsapevoli. Possiamo:

    • selezionare persone che giocano ruoli complementari a quelli assunti (se un individuo presta cure cercherà bisognosi d’aiuto).
    • anticipare le reazioni degli altri e reagire in conseguenza di queste previsioni, elicitando proprio le reazioni previste (se temo l’abbandono, potrei allontanarmi dalle relazioni. Gli altri osservandomi potrebbero pensare che sono un solitario e non si avvicinerebbero, confermando l’idea “gli altri mi abbandoneranno”)

Tanto i Giochi quanto i cicli interpersonali disfunzionali rinforzano gli schemi disadattivi.

Conclusioni

Un’attenta analisi ci permette di vedere come in molti casi rinforziamo inconsapevolmente alcuni schemi che si consolidano anche all’interno di relazioni interpersonali. Forse non sempre le cose “capitano”. In diversi casi potremmo essere attori/creatori inconsapevoli di un copione inconscio che recitiamo sul palcoscenico della vita.

Bibliografia

Beck, A.T. (1976), “Principi di terapia cognitiva. Un approccio nuovo alla cura dei disturbi affettivi”, Roma, Astrolabio (trad.it. 1984)
Berne, E. (1964), “A che gioco gichiamo?”, Milano, Bompiani (Trad. it. 2010)
Bowlby, J. (1989), “Una base sicura”, Milano, Cortina
Horowitz, M.J. (Ed.) (1991). Person schemas and maladaptive interpersonal patterns, IL: University of Chicago Press, Chicago.
Magrograssi G.,“I giochi che giochiamo. Le insidie psicologiche che intossicano la nostra vita”, Milano, Baldini&Castoldi
Safran J.D., Muran, J.C.(1990),”I processi interpersonali in terapia cognitiva”, Milano, Feltrinelli (trad. It. 1992)
Young J.E., Klosko J.S. (1993), “Reinventa la tua vita. Scoprite come modificare voi stessi e liberarvi dalle trappole che vi impediscono di cambiare la vostra vita.”, Milano, Raffaello Cortina (trad.it. 2004)

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